Azure Local Unleashed: perché abbiamo scritto un libro sull’evoluzione dell’infrastruttura ibrida

Ci sono progetti professionali che nascono da un piano ben definito e altri che prendono forma gradualmente, attraverso conversazioni, esperienze condivise e una constatazione che continua a ripresentarsi.

Azure Local Unleashed appartiene alla seconda categoria.

Negli ultimi anni, io e Silvio Di Benedetto abbiamo avuto molte occasioni per confrontarci sul tema delle infrastrutture ibride con clienti, professionisti IT, partner e partecipanti alle conferenze. Queste conversazioni partivano quasi sempre da esigenze molto concrete: sostituire una piattaforma di virtualizzazione ormai datata, modernizzare un datacenter, supportare workload distribuiti, rispondere a requisiti di data residency oppure trovare un modo più coerente per gestire infrastrutture collocate tra cloud e ambienti on-premises.

In molti di questi scenari, Azure Local emergeva come una possibile risposta. Allo stesso tempo, però, abbiamo notato un elemento ricorrente: al di fuori di una comunità relativamente specializzata, la piattaforma non era ancora particolarmente conosciuta.

Molte organizzazioni conoscevano Azure. Molte avevano compreso il valore del cloud ibrido. Alcune avevano già adottato Azure Arc o stavano valutando alternative alle tradizionali piattaforme di virtualizzazione. Eppure, il potenziale complessivo di Azure Local veniva spesso sottovalutato o ricondotto a una definizione troppo limitata: una piattaforma iperconvergente, il sostituto di un cluster esistente oppure una soluzione pensata prevalentemente per gli scenari edge.

Secondo noi, Azure Local ha un potenziale molto più ampio.

Questa consapevolezza è diventata una delle ragioni principali che ci hanno spinto a scrivere il libro.

Dalle conversazioni al libro

L’idea alla base di Azure Local Unleashed non era semplicemente quella di documentare una tecnologia. Volevamo contribuire a rendere la piattaforma più comprensibile e spiegare perché possa avere un ruolo importante nell’evoluzione delle infrastrutture enterprise.

Durante gli incontri con i clienti, ci siamo trovati spesso davanti alle stesse domande.

L’infrastruttura ibrida è soltanto una fase temporanea verso il public cloud? Azure Local è principalmente una soluzione di virtualizzazione? Ha senso soltanto negli ambienti edge? Qual è il rapporto con Azure Arc? Può supportare la modernizzazione applicativa? Come si decide dove collocare un workload? E, soprattutto, come si possono gestire ambienti così diversi senza creare nuovi silos operativi?

Non sono domande di installazione. Sono domande strategiche e architetturali.

Riguardano il modo in cui le organizzazioni pianificano gli investimenti, strutturano i team, definiscono la governance, gestiscono il rischio e modernizzano le applicazioni nel tempo. Dimostrano anche perché il confronto su Azure Local non possa limitarsi alle specifiche hardware o alle procedure di deployment.

Volevamo quindi realizzare un libro capace di collegare la tecnologia al modello operativo, alle decisioni architetturali e alle esigenze concrete che incontriamo nei progetti.

Non un semplice manuale di installazione

Gli aspetti tecnici occupano naturalmente una parte importante del libro. Azure Local deve essere progettato, distribuito, integrato e gestito correttamente. Hardware, storage, networking, identità, sicurezza, resilienza e lifecycle management sono tutti elementi fondamentali.

Il nostro obiettivo, però, non era scrivere soltanto un manuale di installazione passo dopo passo.

Esiste già una grande quantità di documentazione dedicata alle singole attività tecniche. Quello che spesso è più difficile trovare è una visione complessiva della piattaforma: perché un’organizzazione dovrebbe prenderla in considerazione, dove si colloca, quali problemi può risolvere e come modifica il modo in cui viene gestita l’infrastruttura ibrida.

Per questa ragione, nel libro non ci concentriamo soltanto su come funziona Azure Local, ma anche sulla strategia e sulla filosofia che stanno alla base della soluzione.

Approfondiamo l’idea che il cloud non sia più soltanto una destinazione. È sempre più un modello operativo che può estendersi tra public cloud, datacenter aziendali, filiali, fabbriche, sedi remote e altri ambienti distribuiti.

In questo modello, non tutti i workload devono essere eseguiti nello stesso luogo. Dovrebbero essere collocati dove possono generare il maggior valore, considerando requisiti quali latenza, sovranità del dato, connettività, dipendenze applicative, prestazioni, continuità operativa e costi.

La vera sfida consiste nel mantenere gestione e governance coerenti anche quando l’esecuzione rimane distribuita.

È proprio in questo contesto che Azure Local diventa particolarmente interessante.

L’ibrido non è un compromesso

Per molto tempo, l’infrastruttura ibrida è stata descritta come una fase intermedia: un ponte tra il datacenter tradizionale e un futuro completamente basato sul cloud.

La nostra esperienza ci mostra una realtà diversa.

Alcune applicazioni sono candidate naturali ai servizi di public cloud. Altre devono rimanere vicine agli utenti, ai macchinari, ai sistemi aziendali o ai dati regolamentati. Alcune possono essere modernizzate rapidamente, mentre altre continueranno a dipendere dalle macchine virtuali per molti anni. Alcune richiedono l’elasticità del cloud, altre traggono maggiore beneficio da una capacità locale, prevedibile e controllata.

Questo non significa che la modernizzazione abbia fallito. Significa che la modernizzazione non deve essere confusa con la rilocazione.

Un’applicazione può continuare a essere eseguita on-premises e adottare comunque principi operativi tipici del cloud. Può essere governata tramite policy, monitorata centralmente, protetta attraverso un modello di sicurezza comune e gestita mediante automazioni ripetibili.

L’infrastruttura ibrida acquista valore quando queste capacità possono essere applicate in modo coerente tra ambienti differenti.

È anche per questo che consideriamo Azure Local molto più di una piattaforma di virtualizzazione. Le macchine virtuali rimangono fondamentali, ma l’opportunità più ampia consiste nel creare uno strato di esecuzione coerente con Azure all’interno di ambienti controllati dal cliente.

Partire dalle esigenze reali

Uno dei concetti che abbiamo voluto sottolineare nel libro è che la modernizzazione infrastrutturale raramente parte da una situazione ideale o da un foglio bianco.

Spesso nasce da un evento molto concreto: hardware che raggiunge la fine del proprio ciclo di vita, aumento dei costi di virtualizzazione, introduzione di nuovi requisiti normativi, apertura di un impianto produttivo, iniziative di business continuity oppure necessità di modernizzare un’applicazione senza spostarne i dati.

Un hardware refresh, ad esempio, rappresenta un punto di partenza assolutamente valido per adottare Azure Local.

Sostituire server obsoleti può risolvere problemi immediati legati a capacità, prestazioni, supporto e rischio operativo. Ma il rinnovo può anche diventare l’occasione per porsi una domanda più ampia: vogliamo semplicemente sostituire l’infrastruttura esistente oppure vogliamo migliorare anche il modo in cui viene gestita?

Questa distinzione è importante.

Il nuovo hardware, da solo, non elimina un monitoraggio frammentato, controlli di sicurezza incoerenti, processi di aggiornamento manuali o procedure differenti per ogni sito. Senza un modello operativo più ampio, il rischio è quello di riprodurre gli stessi silos su una piattaforma più recente.

Azure Local offre la possibilità di collegare il rinnovo infrastrutturale a una modernizzazione più estesa: gestione cloud-consistent, governance centralizzata, sicurezza, osservabilità, automazione e supporto sia per i workload esistenti sia per quelli moderni.

Cosa troverete nel libro

Il libro segue un percorso progressivo, partendo dalle fondamenta dell’infrastruttura ibrida fino ad arrivare alle direzioni strategiche che ne stanno definendo il futuro.

Iniziamo analizzando l’evoluzione dell’hybrid cloud e il ruolo dell’approccio Adaptive Cloud di Microsoft. Affrontiamo i temi della cloud sovereignty, dei requisiti normativi e delle ragioni per cui le organizzazioni hanno sempre più bisogno di infrastrutture capaci di combinare controllo locale e un modello operativo coerente con il cloud.

Passiamo poi agli aspetti architetturali e di pianificazione. Esaminiamo gli elementi principali che influenzano la progettazione di Azure Local, tra cui compute, storage, networking, resilienza, sicurezza e integrazione con il più ampio ecosistema Azure.

Il libro affronta anche deployment e operations, ma sempre in relazione a un obiettivo più ampio: costruire un ambiente che possa essere gestito e governato nel tempo, non semplicemente portato in produzione.

Una parte specifica è dedicata al modo in cui Azure Arc estende gestione, governance, sicurezza, monitoraggio e policy alle risorse distribuite. È un elemento centrale del messaggio complessivo. I workload possono essere eseguiti localmente, ma non dovrebbero diventare isolati rispetto a un modello di controllo comune.

Approfondiamo inoltre differenti percorsi di modernizzazione. Le applicazioni esistenti possono continuare a essere eseguite su macchine virtuali, mentre i servizi più moderni possono adottare architetture basate su Kubernetes. Azure Virtual Desktop può rispondere agli scenari in cui prossimità applicativa o località del dato risultano determinanti. Anche i workload di Intelligenza Artificiale e quelli caratterizzati da un uso intensivo dei dati possono essere collocati vicino alla sorgente quando latenza, continuità o sovranità rendono preferibile l’esecuzione locale.

Un’altra sezione importante è dedicata agli scenari reali e al panorama competitivo. Abbiamo voluto collegare i principi architetturali alle decisioni che le aziende stanno concretamente affrontando, soprattutto in una fase in cui molte organizzazioni stanno rivedendo le proprie strategie di virtualizzazione e infrastruttura ibrida.

Infine, guardiamo al futuro: l’evoluzione di Azure Local, la crescente importanza delle infrastrutture distribuite e il ruolo che le operations abilitate dall’AI e gli scenari di intelligent edge potranno assumere nei prossimi anni.

A chi è rivolto

Abbiamo scritto Azure Local Unleashed pensando a un pubblico professionale ampio.

Gli infrastructure architect potranno trovare indicazioni per collocare Azure Local all’interno di architetture ibride più estese. Platform engineer e system administrator troveranno approfondimenti pratici su deployment, operations, governance e gestione del ciclo di vita. I consulenti potranno utilizzare il libro per strutturare il confronto con i clienti e valutare differenti percorsi di modernizzazione.

IT leader e decision maker troveranno invece una prospettiva strategica sui temi del workload placement, della sovranità, del rischio e della protezione degli investimenti.

Il libro non presuppone che ogni lettore sia già esperto di Azure Local. È stato pensato per accompagnarlo dal contesto strategico fino alle considerazioni architetturali e operative che guidano i progetti reali.

Allo stesso tempo, ci auguriamo che i professionisti più esperti possano riconoscere molte delle sfide affrontate nel testo e trovare prospettive utili per gestirle.

Un percorso impegnativo e gratificante

Scrivere un libro è un’esperienza molto diversa dal tenere una sessione durante una conferenza, pubblicare un articolo tecnico o lavorare a un progetto per un cliente.

Richiede tempo, disciplina, revisioni continue e la disponibilità a rimettere in discussione i concetti fino a quando non risultano contemporaneamente accurati e comprensibili. Costringe a superare ciò che si conosce in maniera intuitiva e a spiegare perché determinate decisioni siano davvero importanti.

È stato un progetto impegnativo, ma anche estremamente gratificante.

Io e Silvio ci conosciamo da molti anni e questo libro riflette la nostra comune passione per la tecnologia, l’architettura e la condivisione della conoscenza. Racchiude inoltre esperienze differenti maturate nei progetti con i clienti, nelle attività di community, durante le conferenze e attraverso i molti confronti con professionisti che lavorano quotidianamente sull’infrastruttura ibrida.

Per entrambi, condividere conoscenza è sempre stato qualcosa di più di un’attività parallela. Lo consideriamo una parte essenziale del nostro lavoro.

La tecnologia cambia continuamente. I prodotti evolvono, le architetture maturano e nascono nuovi requisiti. Comprendere questi cambiamenti è importante, ma lo è altrettanto riuscire a spiegarli, renderli accessibili e trasformarli in valore concreto per le organizzazioni e per le persone.

Il nostro auspicio per Azure Local Unleashed

Ci auguriamo che questo libro possa aiutare un numero sempre maggiore di professionisti a comprendere la reale portata di Azure Local.

Non soltanto come distribuirlo, ma perché esiste.

Non soltanto come eseguire macchine virtuali, ma come costruire un modello operativo ibrido più coerente.

Non soltanto come sostituire un’infrastruttura, ma come utilizzare quel momento come punto di partenza per un percorso di modernizzazione più ampio.

Soprattutto, ci auguriamo che il libro aiuti a considerare l’infrastruttura ibrida non come un compromesso tra cloud e on-premises, ma come un modello architetturale deliberato.

Un modello nel quale i workload possono essere eseguiti dove risulta più opportuno, mentre gestione, governance, sicurezza e controllo del ciclo di vita rimangono coerenti.

Un ringraziamento speciale va a Thomas per aver contribuito con la Foreword e per aver condiviso la sua prospettiva con i lettori. Siamo inoltre grati a BPB Publications per aver creduto nel progetto e per averci supportato durante tutto il percorso.

Azure Local Unleashed: Modernizing Hybrid Infrastructure with Cloud-Consistent Management and Governance è ora disponibile.

Ci auguriamo che possiate apprezzarne la lettura quanto noi abbiamo apprezzato il percorso che ci ha portato a scriverlo.